Ci sono pensieri a volte. Che mi annoiano. Sono stanco di sentir parlare e lamentarsi tutti. E alcuni, forse quelli sbagliati, a chiedere. Cose banali e inutili. Proprio per questo fastidioso.
Ho voglia di pensare solo ai fatti miei. Occuparmi di me stesso. E se mi occupo di qualcuno, farlo non perchè devo ma perchè voglio. Voglio e pretendo di prendermi cura di lei. E non solo nei due giorni risicati che ci sono concessi ma più a lungo. Lei e il mostro. Il mio universo ormai, che a volte sottovaluto e brontolo ma mi danno la forza di alzarmi dal letto. E mi risvegliano dal torpore del quotidiano.
Soprattutto sono sempre più intollerante. Stanco e stufo di sentire borbottare (o forse più sinceramente: voglio sentir borbottare solo me stesso che mi basto e avanzo... e prima che tu lo dica: non parlo di te...).
E’ da un po’ che sento la necessità, di cose semplici, pensieri lineari e processi logici. Senza arzigogoli prettamente umani. Voglio azione-reazione, poco di più. Non azione-SeMaPeròChissàForseBoh-reazione mancata.
Un esempio davanti a me. “Che schifo, che noia, che barba” che nemmeno la Mondaini. Ma reagire nemmeno l’intenzione.
Forse per questo nell’ultimo anno ho tagliato tanti rami secchi. Non ho la tolleranza di sentir lamentele a vuoto, vedere adagiarsi nelle brutture quando la possibilità di cambiare ci sarebbe. Se solo si aprissero gli occhi. O se solo ci si rendesse conto che è un atteggiamento meschino.
Tanto meno avevo più la tolleranza di sentirmi dire che sono in difetto. E guarda caso, nell’ultimo anno nessuno più me lo dice. Mi si prende per come sono. E io non chiedo che si dia più di quello che do io. Facile e lineare. Forse troppo per certuni. Ma preferisco una amica che per altri è “zoccola” che quando mi sente gioisce con me e non passa il tempo a criticare me o altri, rispetto ad “amici” finchè stai a disposizione e guai a vivere la propria esistenza (e lascia che lo dica, preferisco una che va in giro a zoccoleggiare che una isterica in tutto e per tutto).
E chi vuole intendere intenda, gli altri suppongano.
Intanto si procede, più impegnato, a volte più stanco, sicuramente più solitario ma certamente più felice. E se il merito viene da una persona sola io non posso che ringraziarla e rendermi conto che anni d’attesa hanno portato, senza che quasi me ne accorgessi, il biglietto vincente della lotteria. Perchè anche incasinando la vita, cazzo quanto mi hai dato!
Agli amici, invece, una scusa, per non poterci essere quanto io stesso vorrei. E un grazie per non rinfacciarmelo nè chiudermi la porta in faccia.
E poi chiudiamo questa parentesi emotivo-pensierosa che poi si scade nel patetico.